Jimmy Choo, il tacco 12 è sbarcato in borsa

jimmy choo quotazioneCon lo sbarco di Jimmy Choo nel London Stock Exchange il mercato azionario ha acquisito un altro marchio affermato, reso popolare dalla trasmissione televisiva Sex&TheCity, che si aggiunge alla folta schiera di compagnie di alta moda quotate in borsa.

Sul mercato è finito il 25% dello stock azionario, il pacchetto è stato ceduto da JAB, gruppo finanziario che fa capo alla famiglia Reimann. In origine, le azioni dovevano essere quotate a180 pennies, ma prima del lancio la quotazione massima è stata ridotta a 160 pennies. Il primo giorno si è chiuso con una crescita del 2,9%.

Il 2014 è stato un anno denso di Ipo su entrambi i lati dell’Atlantico. Un numero importante di quotazioni ogni settimana e soprattutto l’entusiasmo per il lancio di Alibaba hanno tenuto i mercati in fermento.

Fondata nel 1996 dal creativo Jimmy Choo, all’epoca artigiano londinese, la compagnia nacque per insistenza di un editor di Vogue, Tamara Mellon, che ci vide lungo e intuì il potenziale del giovane artigiano. La Mellon ha lasciato il suo ruolo di Chief Creative Officer in concomitanza con l’acquisizione da parte di Labelux.

Gli azionisti sperano ovviamente di ripetere le fortune di altre case d’alta moda britanniche quali Burberry’s e Mulberry.

Prima dell’Ipo, IG aveva già offerto ai traders la possibilità di speculare sul titolo, le transazioni effettuate suggerivano un valore vicino 725 milioni di sterline. Si trattava di una stima in linea con quella dei concorrenti, appena sotto i 750 milioni di Mulberry. In realtà l’Ipo ha stabilito un valore di 546 milioni di sterline (pari a 690 milioni di euro), lo stesso importo pagato da JAB tre anni fa per acquisirla.

Soprattutto nell’eurozona, Jimmy ha numerosi competitor, ma il focus speciale dedicato alle calzature rende questo brand abbastanza unico e paragonabile solo al francese Christian Louboutin, la cui proprietà resta privata.

Molto si è detto della capacità dell’alta moda di prosperare anche in un contesto di crisi economica, soprattutto perché il pubblico di riferimento composto da celebrità e magnati della finanza è meno influenzato dalla recessione.

Questa considerazione è stata confermata ancora una volta nel corso dell’arco temporale 2009 2011, quando Vuitton è cresciuto del 173% e Dior del 181%, l’italiana Tod’s del 200%, Bulberry’s del 612% e Mulberry di uno stupefacente 2200%. Crescite, è importante sottolinearlo per avere un metro di paragone, realizzate in una fase di calo e stagnazione per tutti i principali indici europei.