Bitcoin vs Ethereum: quali differenze tra le due criptovalute?

Il settore delle criptovalute negli ultimi mesi sembra aver assunto nel panorama degli investimenti quel ruolo che ormai da tempo un po’ tutti gli addetti ai lavori si aspettavano: bene di rifugio decorellato dalle asset classes tradizionali. Infatti, in attesa di avere la controprova sul fatto che si tratti di un fenomeno transitorio o meno, non si può non evidenziare come in tutte le recenti fasi di risk on le valute virtuali si siano ben comportate durante le correzioni a livello intermarket. In testa ad un comparto che in generale ha ben figurato, Bitcoin ed Ethereum in questa fase sono stati ancora una volta i sottostanti più rappresentavi, anzi il secondo per alcuni aspetti si è comportato addirittura meglio.

Difatti, come riportato anche su vari siti specializzati tra cui ethereum-news.it, il token ETH negli ultimi mesi non solo ha registrato un forte incremento della propria dominance -misura percentuale della capitalizzazione di un sottostante rispetto a quella dell’intero settore-, ma su molti exchange ha persino superato in volumi scambiati il più noto antagonista BTC. In particolare, su ethereum news è possibile leggere un approfondimento ben argomentato su questo tema, in cui il team di analisti del portale esamina i motivi per cui Ethereum in futuro potrebbe insidiare il primato del Bitcoin.

La nascita di Ethereum 2.0

Il primo fattore da tenere bene in considerazione è rappresentato dalla tanto attesa formalizzazione, nel primo semestre del prossimo anno, del processo di fusione tra l’attuale blockchain di Ethreum e la Beacon chain, da cui nascerà un’ infrastruttura di nuova generazione, decretando il passaggio definitivo dal metodo proof of work al metodo proof of stake nell’algoritmo di consenso della catena a blocchi. Com’è noto le caratteristiche principali richieste ad un sistema di questo tipo, affinché funzioni al meglio, sono la sicurezza -nella verifica delle transazioni-, la decentralizzazione – il network deve funzionare solo attraverso la comunicazione tra nodi- e la scalabilità -stabilità del sistema anche se utilizzato su larga scala-: se con la proof of work la creazione di nuovi blocchi avviene mediante risoluzione di algoritmi complessi, nella proof of stake il network si mantiene lasciando fuori dal mercato un determinato numero di criptovalute; questo tipo di autenticazione risolve nella fattispecie il problema della scalabilità.

Se l’obiettivo della tecnologia è quello di aumentare il volume delle transazioni senza subire rallentamenti, è necessario incrementare di conseguenza anche la capacità dei nodi; tuttavia questo aggiustamento richiederebbe un notevole apporto di risorse, con tutto ciò che ne consegue sull’attività di mining e sulla presenza degli stessi nodi, senza considerare che la loro diminuzione avrebbe come effetto naturale l’abbassamento della sicurezza della blockchain. Passando alla proof of stake, con l’abbattimento del costo delle transazioni, di fatto non si interviene sulla capacità dei nodi, che possono aumentare di numero, garantendo la stabilità della catena. Inoltre per far sì che tale incremento non produca rallentamenti nei processi, la nuova blockchain si servirà dell’operatività di altri network che, utilizzando il medesimo meccanismo di consenso, sosterranno la velocità dell’elaborazione delle transazioni.

Mining: differenze tra Bitcoin ed Ethereum

Naturalmente, come evidenziato dagli esperti di ethereum-news.it, altri cambiamenti riguarderanno la fase di mining: infatti, mentre Bitcoin ha già previsto un numero massimo di token estraibili -21 milioni-, prevedendo un dimezzamento del premio ricevuto per l’attività ogni 210000 blocchi minati, per controllare l’inflazione dell’asset, Ethereum non ha adottato alcun meccanismo di questo tipo.

In sostanza ogni estrattore, per essere considerato tale, dovrà possedere un certo quantitativo di criptovaluta, di conseguenza la capacità di estrazione sarà proporzionale ai token posseduti. Per bilanciare un eventuale eccesso di offerta che si creerebbe, è stato introdotto il processo di masterizzazione di Ether, al fine di generare un effetto deflattivo.