Nei guai anche la Germania: è deflazione

Germania- merkelNessuno può ritenersi immune dalla crisi nemmeno se fa di tutto per mettere al sicuro la propria economia a danno, spesso, di altri paesi. E’ ciò che è successo alla virtuosa  Germania che forte del suo peso politico-economico all’interno dell’unione europea ha spesso messo in campo misure controverse.

Ma questo non è bastato a rendere immune il paese che, a Gennaio, è ufficialmente entrato in deflazione. d’altronde i dati parlano da soli: i prezzi al consumo sono calati dell’1,3% mentre il tasso annuo, come giustamente ricorda da ilsole24ore, ha registrato -0,5%.

Insomma niente su cui possiamo drammatizzare, visto come se la passa il resto d’Europa, ma questi dati devono far pensare. Forse è arrivato il momento di cominciare ad abbandonare gli interessi nazionalistici per arrivare ad una vera unione monetaria ed economica.

Anche i dati sull’occupazione tedesca, salutati da molti analisti come eccezionali visto il record di occupati, non sono poi granche se proviamo ad allargare i nostri orizzonti. Gran parte dei posti di lavoro in Germania sono frutto di contratti che non comprendono un adeguato contributo pensionistico. Cosa succederà fra 10 o 20 anni quando questi lavori non saranno più in grado di lavorare e non percepiranno la pensione o ne percepiranno una che non è sufficiente per sopravvivere?

Per la Germania è il primo mese di calo dei prezzi dal lontano ottobre del 2009, passato alla storia come l’anno della Grande Crisi. Non a caso la misura decisa da Draghi di utilizzare il quantitative easing deve far riflettere sulla reale situazione del continente.

Se il rischio non fosse stato altissimo non si sarebbe mai arrivati ad una conclusione di questo tipo. Ma il quantitative easing non basterà a far uscire l’Europa dalla Crisi. Confindustria si dice molto fiduciosa che il 2015 sarà l’anno della rinascita per l’Italia.

Possibile, ma sicuramente molto difficile se non si introdurranno stimoli alla crescita nel modo più appropriato. Ma non deve farlo l’Italia quanto l’Europa come unione di paesi nella loro interezza, economia compresa.