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Cosa significa lavorare in ritenuta d’acconto

Il mondo del lavoro negli ultimi anni è profondamente cambiato: trovare un’occupazione fissa come dipendente non è semplice e molti giovani prima di aprire una Partita IVA ci pensano su più di una volta; cresce invece il numero delle persone che, prive di busta paga e di Partita IVA, svolgono dei lavori salutari e vengono pagati con ritenuta d’acconto. Se ne sente parlare spesso, ma cosa significa lavorare in ritenuta d’acconto?

Cosa vuol dire lavorare in ritenuta d’acconto?

Quando una persona lavora per una prestazione occasionale e non è dotata di Partita IVA deve comunque consegnare al suo committente una ricevuta: su questo documento, oltre alla data, al numero di ricevuta e ai dati di committente e collaboratore, sono riportati il compenso lordo, la percentuale di ritenuta d’acconto e l’importo netto effettivamente percepito. Quando riceve la ricevuta, il committente deve pagare il netto al suo collaboratore e tramite modello F24 deve versare allo Stato la ritenuta d’acconto entro il giorno 16 del mese successivo.

In sede di dichiarazione dei redditi lo Stato dovrà restituire l’acconto versato se il collaboratore non è tenuto a pagare l’Irpef oppure dovrà richiedere un conguaglio se le imposte dovute superano quanto versato con la ritenuta d’acconto. La ritenuta è pari al 20% del compenso lordo e va applicata solo quando la prestazione occasionale viene fatta a favore di un sostituto di imposta (società di persone o di capitali, condomini, associazioni ed enti, imprese e professionisti che non sono sotto regime forfettario).

Inoltre la ritenuta d’acconto deve essere applicata solo su determinate tipologie di reddito, tra cui le prestazioni autonome e occasionali, la partecipazione agli utili, la cessione del diritto d’autore e altre. Chi decide di lavorare in ritenuta d’acconto in sede di dichiarazione dei redditi dovrà presentare la certificazione unica dei compensi e delle ritenute: questa certificazione deve essere rilasciata dal committente entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento.

Limiti ed esempi

Se il compenso complessivo delle collaborazioni occasionali prestate nel corso dell’anno non supera i 4.800 euro, il lavoratore può essere esonerato dall’obbligo di presentazione di dichiarazione dei redditi. Bisogna poi aggiungere che chi percepisce un reddito lordo annuo almeno pari a 5.000 euro è tenuto al versamento dei contributi previdenziali alla gestione separata dell’Inps.

Piccolo esempio per capire meglio il meccanismo: Mario è un ragazzo che collabora con un sito per il quale scrive articoli; il prezzo pattuito per ogni pezzo è di 5 euro lordi; se nel corso di gennaio Mario ha scritto 20 articoli, il suo compenso lordo è pari a 5 X 20 = 100 euro. La ritenuta d’acconto è pari al 20% del compenso lordo, quindi ammonterà a 20 euro: il committente a fine mese pagherà 80 euro a Mario (compenso netto) ed entro il 16 febbraio dovrà versare allo Stato i 20 euro di ritenuta d’acconto.

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